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Il valore della scrittura. Si può scrivere a tutte le età ?

A cura di Silvia Schiavo 

 

Salve di nuovo a tutti gli amici che amano “Scrivere per stare bene”!

Sono Silvia Schiavo e oggi vi parlerò del valore della scrittura ai tempi dell’adolescenza.

Ci siamo salutati nel mese di Giugno fa con la confortante notizia che i bambini di oggi, purché stimolati, amano ancora scrivere, potendo trovare in tale pratica conforto e rifugio.

Qui potete leggere il mio articolo sull’argomento. 

 

Viaggio nelle età della scrittura

 

In questi due mesi, ho riflettuto sul tema del “Viaggio nelle età della scrittura”.

Credo che tutti ci siamo interrogati almeno una volta nella vita, sul binomio “scrittura-adolescenza” e sul valore della scrittura nell’era digitale.

Percepisco già dietro gli schermi i brividi di alcuni insegnanti, i sospiri dei genitori, o quelli di ex adolescenti che “Meno male, capitolo chiuso. L’adolescenza è finita!”.

Vi voglio confidare un segreto: qualche volta i ricordi riaffiorano e mi riportano alla fase “teenager” della mia vita: le scuole superiori, i gruppi, i non gruppi, la difficoltà di sentirsi accettati.

Ho nascosti in cantina – se non se li è mangiati l’umidità – quattro quaderni che utilizzavo alla stregua di diari segreti.

Ricordo che solo una volta mi azzardai a far leggere delle pagine ad una mia carissima amica – allora avevamo entrambe 17 anno – e lei si commosse.

Come tutti noi, se ripenso ad alcuni tormenti di quel periodo, mi viene spontaneo abbozzare un sorriso: a lunghe e profonde argomentazioni alternavo pagine con cuoricini spezzati, cuori di nuovo integri e pulsanti, emoticon del tempo, disegnate ad inchiostro e riservate alla sola mia visione.

Non so se avrò voglia un giorno di riesumare quegli scritti.

 

E’ rimasta però viva in me la sensazione di benessere provata ogni qualvolta impugnavo la penna ed era una cosa solo mia, preziosa…e iniziavo a scrivere!

Anche senza lucchetto, anche se le pagine erano quelle di un quaderno avanzato dell’anno scolastico, destinato inizialmente agli esercizi di goniometria, alla fine aveva finito per custodire i miei sentimenti.

Oggi, da frequentatrice di alcuni Social, ho riflettuto spesso su quanto sfiori l’assurdo il fatto che – quello che oggi i ragazzi chiamano “diario”, o ”storie” –  di fatto coincida con la continua pubblicazione

(= rendere pubblico) di tutto ciò che spesso è intimo, speciale, proprio ciò che noi custodivamo in quelle pagine nascoste negli scaffali più alti, o sotto il materasso.

Ma veramente oggi ciò che scriviamo acquisisce valore solo se lo vedono più persone possibili?

I ragazzi sono convinti di questo? SMS, chat, post: in questo senso gli adolescenti scrivono tanto, ma un ulteriore interrogativo è: “scrivono?” O semplicemente “digitano”, ignorando tutto ciò che veramente sarebbe “scrittura”?

Per rispondere a questi difficili interrogativi ed evitare di generalizzare, di nuovo entra in ballo il mio bicchiere mezzo pieno, che spera in giovani non del tutto dimentichi dell’arte della scrittura e che mi ha suggerito di chiedere l’opinione del professor Francesco Ricci*.

(*critico letterario, docente, ma anche autore di numerosi libri, due dei quali dedicati agli adolescenti. Nel 2017 ha pubblicato “La bella giovinezza. Sillabari per millenials” – Primamedia editore: una raccolta di 50 parole e altrettanti brevi saggi, dalla A di alcool alla V di volontariato, per descrivere l’universo dei giovani. Nel libro trovate un intero capitolo dedicato alla scrittura: “S come scrittura”. Nel 2019 Ricci ha affrontato di nuovo il tema a lui caro in “Prossimi e distanti. Gli adolescenti del terzo millennio” – Primamedia editore.)

professor ricci

Il valore della scrittura. Intervista al prof. Francesco Ricci

 

Professor Ricci, da insegnante di scuola superiore lei ha modo di osservare l’approccio degli adolescenti verso la scrittura.

Si dice che l’uso-abuso di tecnologie stia riducendo o comunque condizionando la loro capacità di scrivere: cosa ci dice in proposito?

 

I mezzi informatici non sono solamente dei potenti condizionatori del pensiero e degli efficienti operatori di distrazione di massa, ma anche dei subdoli nemici dello scrivere, dello scrivere bene.

Impiego di proposito l’aggettivo “subdolo”, perché mi pare il più adatto a descrivere l’azione che tali mezzi esercitano giorno dopo giorno su tutti noi e, in special modo, sui più giovani.

Questi continuamente chattano, si scambiano sms, commentano post e fotografie, inviano mail.

E così si abituano, senza nemmeno rendersene conto, a una scrittura essenziale, concentrata, povera a livello di lessico, che procede per asserzioni più che per argomentazioni.

Se a tutto ciò si aggiunge il fatto che i nostri giovani leggono poco – anche ciò che sanno, lo sanno più per averlo visto (in televisione, al cinema, sullo schermo di uno smartphone) che per averlo incontrato in un libro – non mi meraviglia affatto se professori delle scuole superiori inorridiscono dinanzi ai temi dei loro alunni e se docenti universitari si lamentano per come vengono redatte le tesi di laurea.

E se già lo scrivere in maniera corretta è una chimera, figuriamoci lo scrivere bene.

 

Professor Ricci, i ragazzi di oggi scrivono “per stare bene”?

 

I ragazzi che amano scrivere (un diario, un racconto, un romanzo, delle poesie) scrivono certamente anche per “stare bene”.

Infatti, sia che uno privilegi una scrittura dalla forte componente fantastica sia che si confronti direttamente con la realtà a lui esterna (sociale, culturale, politica), in entrambi i casi ritengo che provi piacere (esiste il piacere di scrivere ed esiste il piacere di leggere).

Nel primo caso, tale piacere sarà originato dal vivere situazioni favolose, inconsuete, lontane dalla quotidianità spesso avvilente e urtante; nel secondo caso, invece, esso sarà suscitato dalla sensazione di poter dare ordine al mondo attraverso le parole, rendendolo così più comprensibile.  

Ma esiste anche un’altra strada che può condurre i nostri giovani a stare bene per mezzo dello scrivere e ad apprezzare il valore della scrittura.

Alludo allo scavo interiore, al mettersi a nudo e a riportare su pagina ciò che ognuno di loro reca dentro di sé, nelle profondità dell’io.

Un tempo la conoscenza di sé passava anche attraverso le relazioni interpersonali; ma ora che si assiste a una spaventosa rarefazione dei rapporti sociali, tutto grava sulle spalle del singolo.

E senza conoscersi, senza conoscere le gemme e i fiori del male che ci abitano, l’esistenza rischia di diventare penosa, se non addirittura vuota.

Ecco, per molti ragazzi lo scrivere svolge una funzione vicaria, è cioè divenuto un modo per dialogare con se stessi, per essere meno estranei a se stessi.

È questo che io chiamo il piacere della consapevolezza.  

 

Ringrazio il professor Ricci per aver messo a disposizione di questo spazio la sua competenza! 

Il Viaggio nelle età della scrittura continua. La prossima volta parleremo di quando, in età adulta può essere importante “scrivere per stare bene”.

 

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